Risalente al II secolo d.C la grande Domus appartenne ad un medico, un chirurgo, che aveva la propria dimora vicino al mare. Sono ancora visibili parte degli ambienti e dei mosaici che decoravano questa lussuosa abitazione romana. La domus pare essere stata distrutta da un grave incendio intorno alla metà del III secolo d.C.
La maggiore stabilità politica assicurata dallo spostamento della sede imperiale da Milano a Ravenna, con Onorio, nel 402 d.C., fu condizione essenziale per una ripresa economica dell’area gravitante intorno alla nuova capitale. Sul precedente sito della Domus, quindi, venne edificato un nuovo palazzo nel V-VI secolo, visibile nella parte meridionale del complesso archeologico.
I reperti rinvenuti in questa zona del complesso chiariscono che il proprietario doveva essere un agiato personaggio, forse un dignitario bizantino. La guerra greco-gotica (535-553) fu la causa di una nuova, significativa, crisi politico-economica che provocò un ennesimo abbandono dell’area: il sito venne poi adibito ad altre destinazioni d’uso: una necropoli, forse afferente ad un istituto religioso, una abitazione nell’alto Medioevo, cui successe un altro abbandono. Risalgono, invece, ad un periodo compreso tra il XVI e il XVIII secolo i pozzi per le conserve relativi a due conventi che sorgevano in quest’area: quello di San Patrignano e quello delle Convertite.
Il patrimonio più importante scoperto durante gli scavi, oltre ad un’interessante serie di bei mosaici, è rappresentato da oltre 150 strumenti da chirurgo appartenenti al proprietario della domus del III sec.d.C. Sono visibili nell’attiguo Museo della Città, insieme alle ricostruzioni di alcuni ambienti della dimora romana.

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